| La centrale nucleare in fase di smantellamento ex-ENEL di Latina La centrale di Latina è il frutto dell’iniziativa condotta dall’ENI a partire dal 1957 nel settore nucleare, allorché fu costituita la SIMEA con capitale sottoscritto al 75% dall’Agip Nucleare (ENI) e al 25% dall’IRI. Il presidente dell’ENI Enrico Mattei assunse la presidenza dell’AGIP nucleare, mentre al vertice della SIMEA fu chiamato Gino Martìnoli.
L’ENI decise di realizzare un reattore di tecnologia inglese a gas grafite (GCR-Magnox) alimentato con combustibile a uranio naturale metallico. Nel novembre ‘57 la SIMEA comunicò agli inglesi della NPPC (Nuclear Power Plant Co.) l’intenzione di acquistare un reattore da 200 Mwe del tipo GCR Magnox, allora in costruzione a Bradwell, Inghilterra. Il contratto fra SIMEA e NPPC fu firmato il 31 agosto 1958, quando i lavori di predisposizione del sito erano già iniziati.
La centrale di Latina fu completata in quattro anni e fu la prima centrale nucleare a entrare in funzione in Italia. All'epoca dell'entrata in servizio era il reattore più grande in Europa con una potenza elettrica di 210 MW. Il reattore raggiunse la prima criticità il 27 dicembre 1962. Il primo parallelo della centrale con la rete elettrica nazionale venne effettuato il 12 maggio 1963, al termine delle prove sui sistemi d'impianto. Dall'inizio dell'esercizio fino all'ultimo arresto (26 novembre 1986), l'impianto ha prodotto circa 26 miliardi di kWh con un fattore di disponibilità medio del 76% e massimo del 96% (nel 1983).
Dal 1986 la centrale è rimasta ferma a seguito della sopravvenuta chiusura dell'impianto per decisione governativa (Delibera CIPE del 23 dicembre 1987). Dall'aprile 1991 la licenza di esercizio è stata modificata per condurre le attività necessarie per la messa in custodia protettiva passiva dell'impianto (CPP). Nel 2000 SOGIN ha presentato alle autorità competenti il progetto di smantellamento dell’impianto.
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