| News sul problema "rifiuti radioattivi in Italia" Prospettive per i futuri sviluppi della questione "scorie nucleari" in Italia (in base agli eventi aggiornati a Dicembre 2004) La legge n. 368 del 24 dicembre 2003 di conversione del decreto 314/03 (decreto "Scanzano") stabilisce che: - I rifiuti nucleari di I e II categoria saranno messi in sicurezza secondo quanto verrà stabilito da un apposito decreto del Presidente del Consiglio
- Solo i rifiuti nucleari di III categoria e il combustibile irraggiato devono venire sistemati in un deposito nazionale in formazione geologica profonda
Nessun paese al mondo ha già realizzato e ha già in funzione un deposito in formazioni geologiche profonde per rifiuti nucleari di III categoria (cioè per i rifiuti nucleari con un' "attività radioattiva" a vita lunga, detti perciò "rifiuti a alta attività"). Solo l’Italia vuol perseguire una direzione così economicamente e tecnicamente impegnativa, e salta agli occhi la sproporzione tra la decisione di realizzare un deposito geologico in profondità per rifiuti di III categoria e il modesto quantitativo esistente in Italia di questi rifiuti che assommano a 8629 metri cubi di cui 6957 già condizionati e 1657 da condizionare. L’ingombro finale di questo materiale (compreso il combustibile irraggiato), assomma a circa 20.000 metri cubi, cioè pari al volume di un palazzo di media grandezza. (fonte: Inventario rifiuti ANPA 31.12.02)
E ancora: l’impegno di realizzare un deposito geologico di III categoria richiede una enorme quantità di indagini e studi prima di arrivare ad una conclusione: cosa non ancora avvenuta per nessun altro Stato in Europa e nel Mondo che detiene quantitativi di rifiuti nucleari superiori ai nostri.
Solo l’Italia ha fatto una scelta del genere e lo ha fatto soprattutto: avendo una quantità così modesta di materiale di III categoria tale da non giustificare l'investimento di una tale stratosferica somma di denaro pubblico per la costruzione di un deposito in formazione geologica profonda prima ancora di studiare seriamente il problema e non tenendo conto dei lavori svolti dalla "Task Force" Enea cheha escluso per l'Italia l’ipotesi di un deposito geologico in profondità per i rifiuti di III categoria in assenza di un' autorità di sicurezza indipendente da organismi politici e con l' accentramento di molte funzioni tecniche, scientifiche e procedurali in una sola entità (Il Commissario straordinario Carlo Jean) con potere di deroga rispetto al quadro normativo vigente nazionale affidando ad una società (Sogin) i compiti di attuazione, informazione e realizzazione del deposito, e la stessa società è intestataria di tutte le licenze ed autorizzazioni connesse alla produzione e gestione dei rifiuti radioattivi in Italia in contrasto col principio internazionele della trasparenza e della messa a disposizione del pubblico delle informazioni tecniche, scientifiche, dei criteri ingegneristici e di sicurezza adottati
per capire meglio la distinzione la distinzione tra depositi superficiali, depositi in cavità sotterranee, deposito in miniera, depositi in formazioni geologiche profonde gli accordi, le norme e le raccomandazioni degli organismi internazionali che non sono state rispettate dal punto di vista procedurale e scientifico
per capire meglio cosa sono i "rifiuti radioattivi" e la loro classificazione in categorie
cosa sono le scorie nucleari? E' bene ricordare (per evitare fin da subito di non cadere in confusione) infatti che:
- il "Wipp" (il deposito di sale degli USA che spesso è stato paragonato al sito di Scanzano Ionico) non potrà mai ospitare i rifiuti di terza categoria, in quanto si è accorti che il sale non basta a garantire la massima sicurezza
- lo "Yucca Mountain" (il nuovo deposito USA in fase di inizio lavori) è stato scelto solo dopo 20 anni di studi e oltre due miliardi di dollari spesi in ricerca. Ma pur tuttavia restano ancora dubbi sull’affidabilità nel tempo di questo immenso deposito che si trova in pieno deserto, in un contesto geologico stabile, in zona con clima secco, a oltre 40 km dal torrente più vicino, lontano da qualsiasi strada, ferrovia e centro abitato
- la miniera di sale di Gorleben (in Germania) dopo oltre 10 anni sono di studi ha evidenziato la non effettiva idoneità del sale a rispondere ad alcuni requisiti ritenuti oggi necessari per lo smaltimento dei rifiuti ad alta attività (la Germania ha anche avuto altre due miniere di sale adibite allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi: Asse e Morsleben. Per entrambe sono state attuate già da tempo le procedure per la chiusura del sito) Inoltre è necessario e si auspica un cambiamento di atteggiamento nel procedere da parte della Sogin. Ed anche le tante esternazioni formali e informali provenienti dalla Sogin (oltrechè da molti organi di stampa) relative ad interventi da effettuare sulle scorie o alla scelta di un sito unico per il loro stoccaggio, non hanno fatto altro che accrescere la tensione generale tra la popolazione, particolarmente in alcune aree territoriali del paese. Non si vuol criticare un governo "a priori" in quanto di un certo orientamento politico (centrodestra o centrosinistra non conta quando si discute di aspetti scientifici), tuttavia aver messo a capo della Sogin il generale Carlo Jean è stato un errore perchè ha dato nuova energia a chi è contro il nucleare. Non si mettono in discussioni le capacità e la validità del generale Carlo Jean, ma chi conosce e ha analizzato la nascita dei movimenti anti-nucleari sa bene che le loro tesi si basano su alcuni punti fondamentali: il collegamento del nucleare civile al mondo militare, la tendenza a insabbiare eventuali errori o incidenti, la gestione autoritaria, la segretezza, la non trasparenza. Ebbene la Sogin ha operato in modo tale da avallare le tesi dell' antinuclearismo. In realtà, in un paese come l' Italia (dove è stato accantonato ormai il nucleare come fonte di energia), sarebbe stato più valido e serio da parte della Sogin puntare sul far capire il problema delle scorie nucleari ai cittadini, anziché creare una situazione giustamente ingestibile sul piano della emotività. Le proteste della Sardegna, della Toscana, del Lazio, della Puglia e della Basilicata sono frutto non di "sciocco campanilismo regionale" (come hanno detto alcuni), ma delle decisioni scelte con troppa fretta, poca responsabilità e scarse giustificazioni scientifiche. Sarebbe il caso che, almeno per una materia così delicata, politici, politicanti e militari evitassero di esercitare forti pressioni e lasciassero maggiore campo libero e tempo agli studiosi e agli esperti per risolvere la questione. Cerchi altre news rifiuti radioattivi?
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